romualdo

Chi sono

Sono Romualdo Sorte e mi piace l’arte in tutte le sue forme.
Ho cominciato ad appassionarmi all’arte nella primavera inoltrata del 1963, avevo 14 anni. Verso la fine di Aprile di quell’anno, nei pressi della chiesa del paese, che frequentavo a suon di sberloni perchè per la testa avevo altro, c’era un andirivieni di camion che scaricavano e portavano all’interno lunghi tubi di ferro, quelli che servono per innalzare ponteggi provvisori nell’edilizia. Ero curioso di sapere a cosa servissero.
Cominciai allora ogni giorno a sedermi su una panca della chiesa stando delle ore col naso all’insù cercando di capire cosa succedeva sulla sommità del ponteggio ricoperto da tavole di legno.
Un giorno, vidi un uomo che scendeva dall’impalcatura con barattoli e barattolini, mi vide e mi scrutò anche lui curioso mi disse nulla, io mi vergognavo a chiedere e fingevo d’essere assorto in preghiera.
Sempre così… fino a quando, dopo alcuni giorni, il tipo capì che non ero assorto in preghiera e mi chiese se volevo salire sulla sommità con lui a vedere ed io accettai.
Arrivato in cima rimasi sbalordito, era un pittore e stava dipingendo la volta della cupola, 150 mq di soffitto intonacato.
C’era un’enormità di pennelli, sacchi con colori in polvere, fogli enormi di carta bucherellata e un’atmosfera di calda e mistica beatitudine.
Fu un’ emozione molto forte che non ho mai più riprovato nella mia vita.
Da quel giorno col consenso e lo stimolo dell’artista cominciò la mia conoscenza dell’arte a portata di mano, non quella studiata sui libri di scuola, ma sul campo.
Mi insegnò tutto sui colori, sui materiali usati per l’affresco e su come portare il disegno di ciò che doveva essere dipinto.
L’intera opera era disegnata e divisa in tante parti per i personaggi e altri soggetti, su dei fogli di carta abbastanza grandi.
Le linee disegnate sulla carta venivano bucherellate con tanti piccoli fori, i fogli venivano incollati al muro con nastro adesivo e con un fagottino di stoffa ripieno di polvere di carbone si batteva sui fori, lasciando l’impronta delle linee del disegno, come se fosse una copia a carta carbone.
La mia vita ha preso però un’ indirizzo diverso dall’arte per necessità di famiglia ma questa esperienza è rimasta sempre latente nel mio spirito per tanti anni, come una porta aperta da varcare sapendo che oltre la soglia qualcosa avrei saputo fare.
L’artista si chiamava Emilio Nembrini di Bergamo. Lo reincontrai di sfuggita nel 1990 e morì nel 2002.
Sono nato e vivo a Bonate Sopra in provincia di Bergamo, firmo quello che faccio con il nome di Lotus (il nome di un gatto) e non sono proprio di primo pelo: ho 73 anni.

Non sono artista ma mi piace pensare di esserlo perchè amo tutto ciò che è bello e che emoziona.
Dal quel lontano 1963 mi sono affacciato alla soglia dell’arte solo da pochi anni, da quando sono andato in pensione.

Non ho ne pretese ne ambizioni, ma quando faccio qualcosa di bello vorrei farlo vedere.
Sono attratto nell’imitazione dei grandi artisti cercando di usare la stessa tecnica e la medesima gamma di colori.
Uso tutti i materiali: matite, matite colorate, carboncino, olio su tela, acrilico, acquarello… utilizzo quello che capita e che mi ispira.
Anche la fotografia è un campo dell’arte che mi soddisfa.
In questo percorso sono supervisionato nell’apprendimento da una maestra d’arte, una vera artista, a cui devo molto: Elvezia Cavagna.
Ecco… tutto qua… questo sono io… buona visione!